Critica

(Daniele Radini Tedeschi, Stefania Pieralice, Gianni Dunil – Palazzo Albrizzi Capello in occasione della 57 Biennale di Venezia 2017)

 

 

(Critica di Paolo Levi – Clicca sul video per riprodurlo)

 

Rodolfo Fincato, padovano di origini ma romano di adozione, è attivo da molti anni nel campo dell’arte. Ha sperimentato diverse modalità espressive, passando dalla pittura alla serigrafia, dalla fotografia al vetro. L’artista ha trovato nel vetro e nel plexiglass i materiali più appropriati per esprimere la sua poetica. Fincato compone delicate coreografie rifrangenti, giustapponendo forme dinamicamente frammentate in tacche di colore all’interno di una sostanza trasparente e ariosa. Prendono così vita composizioni plastiche e pittoriche caratterizzate da intermittenze materiche e cromatiche.
Nel lavoro “I figli del deserto”, che è di forte impatto emotivo, chi guarda si trova coinvolto in un labirintico percorso visivo attraverso i contrasti dinamici dei colori e delle forme, nei quali si rivela lo stato d’animo e la dimensione spirituale dell’artista. Sono schegge di emozioni che si rincorrono, prefigurando un’astrazione geometrica composta da frammenti che brillano di luce propria, e che si dispongono in una danza caleidoscopica.
Rodolfo Fincato è uno sperimentatore puro; realizza le sue opere in chiave poetica e suggestiva. La scelta dei materiali è chiaramente frutto di una riflessione sull’universo che ci circonda, dove ogni cosa è coinvolta in un moto ciclico, rincorrendosi in un armonioso moto perpetuo. Egli sembra voler interpretare, tramite l’uso sapiente di materiali luminosi, fragili e puri, una realtà precaria, una sorta di metafora dell’instabilità, della leggerezza, eppure densa di fermenti vitali. Esprime quindi un’idea di bellezza salvifica, capace di espandersi e di innalzarsi, rispetto all’immanenza del reale, in un altrove metafisico, ordinato da leggi cosmiche e da una volontà creatrice, di cui si può cogliere solo un pallido riflesso nello specchio segreto dell’anima.
(Paolo Levi – “Luci e Ombre” – 2012).

“L’assetto strutturale relativo alla fonte da cui trova ispirazione la tematica dell’artista Rodolfo Fincato pone il soggetto a confronto della ragione, a seguito della quale il reattivo moto della metamorfosi, parzialmente celato dall’immagine creativa che trova riscontro alle innumerevoli descrizioni figurative degli elementi nonché del tempo ad essi connesso, modera la visione del riordino cognitivo con attenzione verso quelle ideologiche risposte che sentenziano il legame cielo, terra, acqua e aria.
Una risposta alla contemplazione del creato e del continuo evolversi mostra una nota armonica nelle definizioni stilistiche del maestro Rodolfo Fincato e condiziona i meravigliosi aspetti adombrati, che riflettono nella struttura interna dell’artista, al fine di porre in evidenza la storicità della mimesi, il condizionamento emotivo dovuto alla favorevole metamorfosi del colore in relazione con gli elementi chiave consoni a favorire una libera e innovativa risposta espressiva, propria della matura concezione esecutiva, calibrata nell’appressamento cromatico, grazie al quale, una sorta di riflessione sulla luminosità contribuisce nell’affermare la realizzazione del metodo verso l’ampiezza dello spazio in relazione ai fattori simbolo dell’imitazione”.
(Cav. Flavio De Gregorio – volume “Raccolta d’Autore”, 2011).

“Inoltrarsi nel mondo di Rodolfo Fincato è un po’ come vedere il film delle arti del Novecento, detto secolo breve, che ha visto gli sperimentalismi in divenire, essere il soggetto centripeto (e centrifugo, ahimè!) dei dispensatori di ricerche duranti lo spazio del mattino (dell’inaugurazione, vedi Biennale di Venezia). Con Fincato, no. Egli ha un congruo periodo bronzeo che, insieme ai “vetri” e insieme alla docenza avuta sino al 2007 e continuata poi con la “Bottega”, dove avvia giovani discenti, coltiva questo feeling col plexiglass, con manufazioni a torri, nelle quali immette faglie colorate, libere da ogni ortogonia, che danno alla stele traslucida un senso di conservazione dell’istante fotogrammato, strutturale e simbologico della entropia che è del mondo. Un lavoro filosofico, che come afferma l’Autore stesso, è “Ritagliato nell’Universo” e ne registra emozionalmente i microsismi che il plexiglass, con le sue luci e le sue rifrazioni, offre al fruitore. Arte contemporanea senza se e senza ma, che per la sua suggestione concettuale, sublima il pensiero strutturale doraziano del colore per fatto dimensionale: dalla superficie bidimensionale al parallelepipedo”.
(Donat Conenna – 2 giugno 2011 – PREMIO AMBIENTE – Rep. San Marino).

“Una visuale diversa per un’ Italia di domani, orientata al futuro, sotto un bel cielo azzurro. C’è però molto di più nella ricerca di Rodolfo Fincato, raffinato ed elegante creatore di mondi e suggestioni. L’utilizzo del plexiglass assolve il compito illusionistico di trasformare la realtà in mondi paralleli, che si fondono e si completano a seconda della prospettiva e della visuale dell’osservatore, in un gioco di opposti e contrasti. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, l’artista celebra con la levità della trasparenza la storia, la tradizione, la cultura italiane”.
(Anny Baldissera, Guido Folco, Elisa Bergamino – apr.mag.2011 – Mostra Internazionale Italia Arte 2011 – Villa Gualino –Torino).

“Prima profondo espressore di segni, colori e forme dell’esteso territorio storico-simbolista dei bronzi ha poi ingegnato con i plasticismi del plexiglass una grande suggestione antropica-entropica”.
(Donat Conenna – Motivazione Premio Ambiente 2011 – giugno 2011 – Rep. San Marino).

“La geometria è la voce interiore che guida la dinamica artistica di Rodolfo Fincato, dove l’incursione di differenti materiali crea corposità tattile al supporto, connotandolo di cinetica energia”.
(Paola Simona Tesio – giu.lug. 2011 – Complesso Molino Stucky – 54^ Mostra Internazionale di Venezia).